Cronaca di una tortura

Gli agnelli gridano, terrorizzati. Gli operatori del macello scaricano dai camion, come se fossero scatoloni, gli agnellini tirandoli  per le zampe e lanciandoli in sala di macellazione.
Altri operatori li sollevano per la coda, poi li trascinano e ancora li sollevano da terra fra lamenti di dolore acuti.
Chi in preda al panico tenta di fuggire vien preso a calci, mentre in sottofondo si sentono le urla, le imprecazioni e le risate dei macellatori e degli operai addetti a carico e scarico.
Un macellaio che gonfia un agnello con il soffio potente di un compressore: servirà per  separare la pelle dai muscoli con più facilità in un secondo momento.
L’agnellino è ancora cosciente, come lo sono quelli attaccati ai ganci che girano su se stessi come fossero stracci di pezza.
Qualcuno gira troppo forte e si stacca dal gancio, facendo perdere la pazienza all’operatore che lo prende e lo riattacca all’uncino con un gesto di rabbia.

Queste sono le immagini riprese dal video choc di Animal Equality, un’organizzazione internazionale per la protezione animale, che mettendo di nascosto delle telecamere all’interno del macello di Monterosi, in provincia di Viterbo, ha avuto prova delle crudeltà commesse. Il video è stato girato due anni fa e già l’allevamento era stato denunciato nel 2015. Ma ora è stato reso pubblico dall’associazione animalista per chiedere  con una petizione on line a Governo e Parlamento di introdurre pene contro il maltrattamento di animali nella macellazione.
Secondo quanto riportato da Animal Equality le immagini sono state registrate dentro uno dei 200 macelli italiani in cui gli animali vengono uccisi senza essere prima storditi, come prevede la legge, per evitare che gli animali soffrano mentre vengono macellati. Ciò è possibile in base alla normativa europea, regolamento CE 1099/2009, che prevede una deroga allo stordimento degli animali per motivazioni religiose. Tuttavia secondo l’associazione “i macelli a cui è concessa tale deroga tendano ad abusarne in modo scellerato, causando agli animali inutili e protratte sofferenze”.
L’unica struttura nella Tuscia a cui è concessa questa deroga è l’Ilco. «Quello che si vede dal filmato non ha nulla a che fare con la macellazione halal o kosher, sono piuttosto agnelli maltrattai – commenta pronto Piero Camilli, il proprietario dell’azienda  – e le immagini non sono state girate all’interno dei nostri stabilimenti ma in quelli di qualcun altro».

Le associazioni di categoria degli agricoltori viterbesi – Coldiretti, Cia e Confagricoltura – protestano di fronte alla diffusione di un video così vecchio perché “la pubblicazione di un articolo e di un video in questo periodo dell’anno, quando si stanno avvicinando le festività natalizie, e l’agnello è uno dei piatti tradizionali, non da una corretta informazione all’opinione pubblica, generando la convinzione che nei macelli avvengano le peggiori atrocità”.
«Il macello sotto accusa – spiega Paolo Auriemma, procuratore capo di Viterbo – ha chiuso da due anni ed è molto improbabile che i responsabili di queste azioni possano essere puniti perché il rischio è quello di avviare un processo per un reato potenzialmente già prescritto. Le immagini sono state acquisite da Animal Equality senza autorizzazione e questo potrebbe creare problemi in fase di accusa: chi ha realizzato le immagini intende restare anonimo per tutelarsi da eventuali ritorsioni, quindi non ci sono testimoni che possano circostanziare i fattine caso di un processo».

Il fatto che il video sia datato non toglie nulla però alla brutalità delle immagini e alla follia che si  nasconde dietro all’allevamento intensivo in tutte le sue forme.
Continua ad essere fondamentale essere informati,  consapevoli di quello che accade, e portare alla luce cosa succede agli animali che noi scegliamo di macellare per farne nostri piatti

ATTENZIONE IMMAGINI FORTI

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