Premessa

Con l’affacciarsi del terzo millennio sono esplose alcune delle principali sfide globali e del Paese rispetto agli obiettivi socio-culturali desiderabili ed anche quella per rinnovare la complessa e plurale relazione con il mondo animale si vince o si perde, con differenti e molteplici conseguenze di tipo economico, sociale e ambientale, a partire dalle città. Il quadro che emerge dal IX rapporto nazionale Animali in Città rimarca l’urgenza di una visione e una strategia condivise tra i diversi attori istituzionali maggiormente responsabili di tali aspetti: Governo, Regioni e Amministrazioni comunali, per superare le attuali criticità, che vedono involontari protagonisti gli altri animali, accrescere la consapevolezza nei cittadini delle conseguenze sanitarie, ambientali, sociali ed economiche dei diversi comportamenti possibili e, last but not least, per giungere ad effettive condizioni di benessere umano e degli altri esseri senzienti in un contesto di civile convivenza.

Gli attori istituzionali italiani

Le Amministrazioni comunali in Italia sono 7.917, anno 2019, per una popolazione di 59.641.488 cittadini, dati ISTAT), di cui 10 Città Metropolitane e 107 capoluogo di provincia a fronte di 110 province, poiché vi sono cinque province con due città capoluogo (Pesaro e Urbino, Olbia - Tempio, Medio Campidano, Ogliastra e Carbonia - Iglesias) e una provincia con tre città capoluogo (Barletta - Andria - Trani). Aosta, capoluogo regionale, è considerata anche capoluogo provinciale in quanto la regione svolge tali funzioni.
Nelle 20 Regioni, di cui cinque a statuto speciale: Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino - Alto Adige e Sicilia, e nelle 2 Province autonome di Bolzano e Trento, dai dati pubblicati dal Ministero della Salute, risultano, nell’anno 2019, 101 (considerando le principali aree socio-sanitarie di Marche e Sardegna sono 112) Aziende sanitarie. Nelle regioni Valle d’Aosta, Marche, Molise e Sardegna è presente una sola azienda sanitaria regionale, articolate per aree territoriali.
L'attività amministrativa deve ispirarsi al principio di trasparenza, inteso come accessibilità ai dati e ai documenti dell'amministrazione o ai riferimenti da quest'ultima utilizzati nell'assumere una determinata posizione. La trasparenza diviene così, sempre più, parametro di efficienza, principio atto a limitare fenomeni corruttivi e strumento per rinsaldare il rapporto fiduciale e collaborativo con i cittadini. In estrema sintesi, modalità concreta di buona e condivisa amministrazione della cosa pubblica.
Nella tabelle a seguire sono riportate le percentuali di risposte ricevute dalle Amministrazioni comunali e dalle Aziende sanitarie italiane in relazione ai dati richiesti per la redazione del IX rapporto nazionale Animali in Città.

Anagrafe degli animali d’affezione

Il principale strumento normativo e amministrativo di conoscenza su presenza e cambiamenti nelle popolazioni degli animali d’affezione o compagnia presenti in Italia è l’Anagrafe degli animali d’affezione, la cui responsabilità di gestione è quasi ovunque in capo alle Regioni, tramite i Servizi veterinari delle Aziende sanitarie, e solo in due aree del Paese è direttamente in capo alle Amministrazioni comunali (Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia). La separatezza territoriale nella gestione delle banche dati continua a produrre e manifestare assurdi “svantaggi” e nessun palese beneficio.
Inoltre, a tutt’oggi, l’anagrafe degli animali d’affezione è normativamente obbligatoria soltanto per i cani e, per poche casistiche, per gatti e furetti. Tutto il variegato mondo animale, ricchissimo in termini quantitativi e qualitativi, che abita le case degli italiani rimane, colpevolmente e criticamente, avvolto nelle nebbie.
L’assenza di un’anagrafe nazionale obbligatoria, ancor più in presenza delle innovazioni tecnologiche attuali, aperta a tutte le specie animali che possono, lecitamente, essere presenti nelle case degli italiani come animali d’affezione o compagnia, risulta incomprensibile e colpevole. Inoltre è fonte primaria di maggiori difficoltà nel prevedere, organizzare e correttamente fornire tanto i necessari servizi ai cittadini, quanto nel poter pianificare, programmare e realizzare gli utili controlli, anche in ambito sanitario, per prevenire criticità, migliorare e rendere sicura la convivenza con i "pet".

Performance: macro aree di indagine, indicatori e pesi assegnati

Per indagare la complessa sfida aperta dal cambiamento culturale e di abitudini di vita di larghissima parte della società italiana, avvenuta soprattutto negli ultimi tre decenni, Legambiente, anche grazie al proficuo confronto con i rappresentanti di Istituzioni ed Enti patrocinanti il presente rapporto, ha costruito e inviato uno specifico questionario composto da 28 domande alle Amministrazioni comunali ed un altro specifico questionario composto da 23 domande alle Aziende sanitarie italiane. Le articolate informazioni direttamente ricevute dagli Enti pubblici sono così state raggruppate in macro aree di indagine, quattro per le Amministrazioni comunali e tre per le Aziende sanitarie. Per ognuna di queste macro aree sono stati individuati alcuni indicatori che potessero restituire la complessità sottesa a ciascuna delle macro aree.

Per le Amministrazioni comunali le macro aree sono quattro, 35 gli indicatori:

1) Quadro delle regole : rappresentato dai regolamenti comunali e dalle ordinanze sindacali che implementano e/o rafforzano la normativa vigente e/o articolano nuove e vecchie esigenze dei cittadini in ambito comunale; 9 sono gli indicatori considerati.

2) Risorse/Risultati : risorse economiche impegnate e risultati rispetto ad alcuni degli aspetti con maggior ricaduta su cittadini e pubblica amministrazione; 8 sono gli indicatori considerati.

3) Organizzazione/Servizi : strutture e servizi offerti ai cittadini; 12 sono gli indicatori considerati.

4) Controlli : organizzazione ed efficacia delle attività di controllo; 6 sono gli indicatori utilizzati.

Per le Aziende sanitarie locali le macro aree sono tre, 24 gli indicatori:

1) Risorse/Risultati : risorse economiche impegnate e risultati rispetto ad alcuni degli aspetti con maggior ricaduta su cittadini e pubblica amministrazione; 8 sono gli indicatori considerati.

2) Organizzazione/Servizi : strutture e servizi offerti ai cittadini; 9 sono gli indicatori considerati.

3) Controlli : organizzazione ed efficacia delle attività di controllo; 7 sono gli indicatori considerati.

Per ciascuno degli indicatori è stato quindi fissato l’obiettivo ottimale e la soglia minima per la valutazione dello stesso e, successivamente, assegnato il peso relativo a ciascun indicatore utile a compartecipare alla costruzione del punteggio totale il quale è stato infine correlato ad una valutazione complessiva della performance dell'Ente medesimo.

COMUNI - Quadro delle regole, 9 indicatori considerati:

  • La presenza, tramite regolamento e/o ordinanza sindacale, e i contenuti di una disciplina relativa alla corretta detenzione degli animali in città e la previsione di specifiche sanzioni per gli illeciti (ad es.: mancata anagrafe e/o rimozione escrementi, ecc.);
  • La presenza, tramite regolamento e/o ordinanza sindacale, e i contenuti di una disciplina che preveda agevolazioni fiscali e/o sostegni economici a chi adotta cani e/o gatti presenti nelle strutture comunali;
  • La presenza, tramite regolamento e/o ordinanza sindacale, e i contenuti di una disciplina finalizzata alla prevenzione e al contrasto del randagismo canino e felino tramite agevolazioni fiscali e/o sostegni economici (ad esempio, tramite convenzioni con Ordine dei medici veterinari) a favore di chi sterilizza il proprio cane e/o gatto e, viceversa, oneri fiscali per chi lo detiene non sterilizzato (capacità riproduttiva e conseguenti cucciolate);
  • La presenza, tramite regolamento e/o ordinanza sindacale, e i contenuti di una disciplina relativa all’accesso degli animali d’affezione negli uffici e/o nei locali aperti al pubblico;
  • La presenza, tramite regolamento e/o ordinanza sindacale, e i contenuti di una disciplina che faciliti e consenta il rispetto del vigente obbligo di legge di incenerimento e/o tumulazione e/o inumazione e/o cremazione degli animali d’affezione;
  • La presenza, tramite regolamento e/o ordinanza sindacale, e i contenuti di una disciplina che preveda tratti di spiaggia libera in cui sia concesso recarsi con gli animali d’affezione e/o preveda la facoltà per i gestori di stabilimenti balneari di consentire l’accesso di animali d’affezione;
  • La presenza, tramite regolamento e/o ordinanza sindacale, e i contenuti di una disciplina che rafforzi il contrasto alla detenzione e utilizzo di esche e bocconi avvelenati nel territorio comunale;
  • La presenza, tramite regolamento e/o ordinanza sindacale, e i contenuti di una disciplina relativa ad arrivo e sosta di spettacoli (circhi e mostre itineranti) che utilizzano animali, con particolare riguardo agli aspetti relativi a benessere e sanità animale, sicurezza e incolumità pubblica.
  • La presenza, tramite regolamento e/o ordinanza sindacale, e i contenuti di una disciplina relativa all’utilizzo di botti e fuochi pirotecnici, con particolare riguardo agli aspetti relativi a benessere, sicurezza e incolumità pubblica.

COMUNI - Risorse/risultati, 8 indicatori considerati:

  • Il rapporto fra la spesa dichiarata e il numero dei cittadini residenti;
  • Il rispetto o il ritardo nei termini di pagamento per forniture e servizi;
  • Il rapporto fra il numero dei cittadini residenti e il numero di cani inscritti in anagrafe canina;
  • La percentuale di gatti sterilizzati tra quelli presenti nelle colonie feline;
  • Il rapporto tra i cani entrati nei canili e la sommatoria del numero dei cani dati in adozione, restituiti al proprietario e reimmessi nel territorio quali cani liberi controllati;
  • Il rapporto tra i gatti entrati nei gattili e la sommatoria del numero dei gatti dati in adozione, restituiti al proprietario e reimmessi in colonia felina;
  • Il rapporto tra l’estensione della superficie, in chilometri quadrati, del Comune e il numero delle aree verdi disponibili dedicate ai cani;
  • Il rapporto tra il numero di cittadini residenti e il numero delle aree verdi disponibili dedicate ai cani.

COMUNI - Organizzazione/servizi, 12 indicatori considerati:

  • L’indicazione del personale di riferimento dell’Ufficio e la completezza dei contatti;
  • La presenza, adeguatezza e strutturazione degli Uffici pubblici appositamente dedicati;
  • L’approccio proattivo dell’Ente in relazione alla promozione della sensibilizzazione, all’anagrafe canina e felina e alla formazione dei proprietari di cani mordaci;
  • La presenza, organizzazione e attività dei canili e/o gattili;
  • La presenza e il funzionamento dei canili rifugio;
  • La presenza e il funzionamento dei gattili;
  • La presenza e l’adeguatezza della gestione di cani liberi controllati;
  • La presenza del piano di monitoraggio delle colonie feline e la sua attuazione;
  • Le opportunità e la varietà di offerta in relazione al trasporto pubblico autorizzato anche in compagnia di animali d’affezione;
  • La presenza di una procedura d’intervento su richiesta dei cittadini che si imbattono in animali liberi non padronali in difficoltà;
  • Le conoscenze e la regolarità nell’aggiornamento delle informazioni relative alla composizione e distribuzione della biodiversità animale urbana;
  • La messa in atto di azioni per prevenire e ridurre i conflitti tra animali liberi e attività antropiche.

COMUNI - Controlli, 6 indicatori considerati:

  • L’applicazione di norme, regolamenti e ordinanze sindacali e le risultanze delle attività svolte;
  • La presenza in dotazione e il numero della strumentazione minima (lettori microchip) assegnati al personale dipendente;
  • La conoscenza aggiornata e l’adeguatezza delle informazioni relative all’anagrafe canina;
  • La conoscenza aggiornata e l’adeguatezza delle informazioni relative all’anagrafe felina;
  • La conoscenza aggiornata e l’adeguatezza delle informazioni su presenza, nel territorio di competenza, di strutture dedicate agli animali da compagnia;
  • La partecipazione al Tavolo per il contrasto delle esche avvelenate presso la Prefettura.

AZIENDE SANITARIE - Risorse/risultati, 8 indicatori considerati:

  • Il rapporto fra la spesa dichiarata e il numero dei cittadini residenti;
  • Il rapporto fra il numero dei cittadini residenti e il numero di cani inscritti in anagrafe canina;
  • La percentuale di gatti sterilizzati tra quelli presenti nelle colonie feline;
  • Il rapporto tra i cani entrati nei canili sanitari e la sommatoria del numero dei cani dati in adozione, restituiti al proprietario e reimmessi nel territorio quali cani liberi controllati;
  • Il rapporto tra i gatti entrati nei gattili sanitari e la sommatoria del numero dei gatti dati in adozione, restituiti al proprietario e reimmessi in colonia felina;
  • La partecipazione alle attività delle Amministrazioni comunali al fine di prevenire e ridurre i conflitti tra animali liberi e attività antropiche;
  • La partecipazione al Tavolo per il contrasto delle esche avvelenate presso la Prefettura.
  • Il rispetto o il ritardo nei termini di pagamento per forniture e servizi.

AZIENDE SANITARIE - Organizzazione/servizi, 9 indicatori considerati:

  • L’indicazione del personale di riferimento dell’Ufficio, la completezza dei contatti e dei dati territoriali;
  • La presenza, adeguatezza e strutturazione degli Uffici pubblici appositamente dedicati;
  • L’approccio proattivo dell’Ente in relazione alla promozione dell’anagrafe canina e felina, della sterilizzazione di cani e gatti e alla formazione dei proprietari di cani mordaci;
  • La presenza, organizzazione e attività dei canili e/o gattili;
  • La presenza e il funzionamento dei canili sanitari;
  • La presenza e il funzionamento dei gattili sanitari;
  • La presenza e l’adeguatezza della gestione di cani liberi controllati;
  • La presenza del piano di monitoraggio delle colonie feline e la sua attuazione;
  • La presenza di una procedura d’intervento su richiesta dei cittadini che si imbattono in animali liberi non padronali in difficoltà.

AZIENDE SANITARIE - Controlli, 7 indicatori considerati:

  • La conoscenza aggiornata e l’adeguatezza delle informazioni su presenza, nel territorio di competenza, di strutture dedicate agli animali da compagnia;
  • L’applicazione di norme, regolamenti e ordinanze e le risultanze delle attività svolte;
  • La presenza in dotazione e il numero della strumentazione minima (lettori microchip) assegnati al personale dipendente;
  • La conoscenza dei dati sanitari dei Centri di Recupero per Animali operanti nel territorio di competenza;
  • Il monitoraggio dello stato sanitario degli animali selvatici sinantropi nel territorio di competenza;
  • La conoscenza aggiornata e l’adeguatezza delle informazioni relative all’anagrafe canina;
  • La conoscenza aggiornata e l’adeguatezza delle informazioni relative all’anagrafe felina.

Nella valutazione di alcuni degli indicatori per le Amministrazioni comunali si è tenuto conto di due fattori compensativi per i piccoli e i piccolissimi Comuni: il numero di abitanti e il grado di urbanizzazione, sulla base dei dati dell’ISTAT/Eurostat. E’ stato assegnato un fattore compensativo per i Piccolissimi Comuni (PIS), fino a 1.000 abitanti, e un differente fattore compensativo per i Piccoli Comuni (PIC), da 1001 a 5.000 abitanti. Anche per il grado di urbanizzazione 3, equivalente a “scarsamente popolato o rurale”, è stato assegnato un ulteriore fattore compensativo. Il punteggio compensativo massimo assegnabile è di 21,25 ai PIS e di 14,5 ai PIC.

Le quattro macro aree relative alle Amministrazioni comunali possono contribuire ciascuna per 25 punti, ad eccezione delle macro aree “Quadro delle Regole” e “Risorse/Risultati” che assegnano 27 punti e, nel caso di Comuni con tratti costieri, lacuali o marini, può assegnare ulteriori tre punti in relazione alla presenza di regolamenti e/o ordinanze sindacali per la fruizione della costa. Il totale così composto risulta di massimo 104 punti, con la possibilità di giungere a 107 punti totali nel caso dei soli Comuni costieri.

Le tre macro aree relative alle Aziende sanitarie possono contribuire per un massimo di 32 punti le prima (Risorse/risultati), di 30 punti la seconda (Organizzazione/servizi) e di 40 punti la terza macro area, quella relativa ai Controlli. Il totale così composto risulta di massimo 102 punti.

Al punteggio totale così ottenuto da ciascun Ente stata abbinata la valutazione della performance complessiva realizzata e, a seconda del punteggio raggiunto, queste le risultanti performance assegnate ai singoli Enti:

  • assenza di risposta → performance negativa ( per mancanza totale di informazione)

  • punteggio da 0 a 9,9 → performance pessima

  • punteggio da 10 a 19,9 → performance scarsa

  • punteggio da 20 a 29,9 → performance insufficiente

  • punteggio da 30 a 39,9 → performance sufficiente

  • punteggio da 40 a 49,9 → performance buona

  • punteggio da 50 a 69,9 → performance ottima

  • punteggio da 70 a 102/107 → performance eccellente

Analogamente e con la medesima proporzione è stata valutata la performance di ciascuna macro area per le Amministrazioni comunali e per le Aziende sanitarie.

Premio nazionale “Animali in Città” 2020

Legambiente, da quest’anno, ha deciso di assegnare il premio nazionale "Animali in Città" rivolto alle esperienze dei Comuni e delle Aziende sanitarie che hanno realizzato, coerentemente con l’analisi dei 35 indicatori per i Comuni e dei 24 indicatori per le Aziende sanitarie, i risultati migliori. La sfida per affrontare la complessa relazione con gli animali in città, sia padronali che vaganti, sia domestici che selvatici, è frutto di molti fattori e attori e, per questo, Legambiente ha condiviso, con tutte le Istituzioni patrocinanti il rapporto nazionale, e quindi scelto di puntare sull’analisi della complessità, piuttosto che su elementi puntuali, per riconoscere e premiare i passi avanti.

Dall'analisi dei dati ricevuti dai Comuni, i premiati del IX rapporto nazionale sono:

  • Prato, Modena e Bergamo, in quanto primo, secondo e terzo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 35 indicatori considerati, tra tutti i 1.069 comuni che hanno fornito dati;
  • Ventimiglia (IM), quale primo miglior risultato nella valutazione dei 9 indicatori relativi al quadro delle regole, tra tutti i 1.069 comuni che hanno fornito dati;
  • Verres (AO), quale primo miglior risultato, pari merito, nella valutazione degli 8 indicatori relativi al quadro per la gestione di risorse/risultati, tra tutti i 1.069 comuni che hanno fornito dati;
  • Prato, quale primo miglior risultato nella valutazione dei 12 indicatori relativi al quadro dell'organizzazione/servizi offerti al cittadino, tra tutti i 1.069 comuni che hanno fornito dati;
  • Cervia (RA), quale primo miglior risultato nella valutazione dei 6 indicatori relativi al quadro dei controlli, tra tutti i 1.069 comuni che hanno fornito dati;
  • Zocca (MO), quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 35 indicatori considerati, tra tutti i piccoli Comuni, con popolazione sotto i 5mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Aviano (PN), quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 35 indicatori considerati, tra tutti i medio-piccoli Comuni, con popolazione tra 5 e 15mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Mantova, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 35 indicatori considerati, tra tutti i medi Comuni, tra 15 e 100mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Prato, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 35 indicatori considerati, tra i tutti medio-grandi Comuni, tra 100 e 200mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Bologna, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 35 indicatori considerati, tra tutti i grandi Comuni, tra 200 e 500mila abitanti, che hanno fornito i dati;
  • Napoli, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 35 indicatori considerati, tra tutte le metropoli, oltre 500mila abitanti, che hanno fornito i dati.

Dall’analisi dei dati ricevuti dalla Aziende sanitarie, i premiati dell'IX rapporto nazionale sono:

  • AUSL Toscana Centro, ASL Vercelli e AS Alto Adige, in quanto primo, secondo e terzo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 24 indicatori considerati, tra tutte le 46 Aziende sanitarie che hanno fornito dati;
  • ASL Vercelli, quale primo miglior risultato nella valutazione degli 8 indicatori relativi al quadro di risorse/risultati, tra tutte le 46 aziende sanitarie che hanno fornito dati;
  • AS Alto Adige, quale primo miglior risultato nella valutazione dei 9 indicatori relativi al quadro dell’organizzazione/servizi, tra tutte le 46 aziende sanitarie che hanno fornito dati;
  • ATS Montagna (Sondrio, Valtellina, Valcamonica), quale primo miglior risultato nella valutazione dei 7 indicatori relativi al quadro dei controlli, tra tutte le 46 aziende sanitarie che hanno fornito dati;
  • ASL Vercelli, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 24 indicatori considerati, tra tutte le piccole Aziende, sotto i 200mila abitanti, che hanno fornito dati;
  • AS Alto Adige, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 24 indicatori considerati, tra tutte le medio-piccole Aziende, tra 200 e 500mila abitanti, che hanno fornito dati;
  • ASL Napoli 1 Centro, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva dei 24 indicatori considerati, tra tutte le medio-grandi Aziende, tra 500 e 1milione di abitanti, che hanno fornito dati;
  • AUSL Toscana Centro, quale primo miglior risultato nella valutazione complessiva tra tutte le grandi Aziende, oltre 1milione di abitanti, che hanno fornito dati.

Il IX rapporto nazionale: dati complessivi emersi

Al questionario inviato da Legambiente hanno risposto in modo completo 1.069 Amministrazioni comunali, il 13,5% del campione contattato, corrispondente alle amministrazioni responsabili per i servizi di 16.344.945 cittadini, di cui 58 Comuni capoluogo di provincia, ossia il 52,2% dei Comuni capoluogo.

Dalle Aziende sanitarie sono pervenute risposte in modo completo da 46 Aziende sanitarie ossia il 41,1% del campione contattato, corrispondenti alle aziende responsabili dei servizi per ben 3.957 tra Comuni e/o Circoscrizioni e a 28.276.582 cittadini.

L’analisi dei dati trasmessi, relativi all’anno 2019, è stata effettuata solo per gli Enti che hanno risposto in modo completo al questionario, e in premessa si può evidenziare che delle Amministrazioni comunali il 69,5% ha dichiarato di aver attivato l’ufficio o un servizio appositamente dedicato al settore, mentre il 76,1% delle Aziende sanitarie che ha risposto ha dichiarato di avere almeno il canile sanitario e/o l’ufficio di igiene urbana veterinaria (in 5 casi anche l’ospedale veterinario) appositamente dedicati. In tali strutture le Amministrazioni comunali dichiarano di impegnare complessivamente 1.407 unità di personale, in media 1,3 unità a città, corrispondenti a circa 10.292 unità dedicate nei Comuni italiani, mentre le Aziende sanitarie complessivamente 389 unità di personale, quindi in media 8,5 unità per azienda, corrispondenti a 960 unità dedicate nelle aziende sanitarie italiane.

Teoricamente due terzi dei Comuni e tre quarti delle Aziende sanitarie dovrebbero essere in condizioni di dare buone se non ottime risposte alle esigenze dei cittadini e dei nostri amici pelosi, piumosi o squamati, invece ancor oggi poco più di una su sette (il 15,7%) delle Amministrazioni comunali raggiunge una performance almeno sufficiente e solo due su tre (il 67,4%) delle Aziende sanitarie fa lo stesso. Il resto in larga parte non risponde (quasi 9 comuni su dieci e poco meno di due su tre aziende sanitarie) oppure mostra una performance da insufficiente in giù (fino a pessima).

In particolare, tra le Amministrazioni comunali raggiungono, complessivamente, una performance sufficiente, ossia tra 30 e 39,9 punti su 104/7, 134 città sulle 1.069 che hanno risposto in modo completo, pari al 12,5% del campione, a cui si aggiungono con una performance buona, ossia tra 40 e 49,9 punti su 104/7, 30 città, il 2,8% del campione, e solo 3 città, Prato (194.223), Modena (189.013) e Bergamo (120.783), superano i 50 punti su 104/7, lo 0,3% che raggiunge quindi una performance ottima.

Tra le Aziende sanitarie raggiungono, complessivamente, una performance sufficiente, ossia tra 30 e 39,9 punti su 102, 10 aziende sanitarie su 46 che hanno risposto, pari al 21,7% del campione, a cui si aggiungono con una performance buona, ossia tra 40 e 49,9 punti su 102, 14 aziende sanitarie, pari al 30,4% del campione, e ben 7 aziende sanitarie, AUSL Toscana Centro (1.330.625), ASL Vercelli (168.073), Azienda Sanitaria Alto Adige (500.000), ASL 2 Savonese (274.857), ASL Napoli 1 Centro (973.000), ATS Brescia (1.165.000) e ATS della Montagna (298.271) superano i 50 punti su 102, il 15,2% del campione, che raggiunge quindi un performance ottima.

Il IX rapporto nazionale: Amministrazioni comunali, dati per macroaree

La lettura dei risultati raggiunti nel 2019 nelle singole macro aree fa emergere ulteriori elementi utili in riferimento ai Comuni che, in ciascuna macro area, ha raggiunto una performance sufficiente .

Amministrazioni comunali :

  • Rispetto al Quadro delle Regole (regolamenti comunali e/o ordinanze sindacali) relative agli animali, raggiungono una performance sufficiente, ossia tra 8 e 10,6 punti, 27 città, pari al 2,5% del campione; ulteriori 13 città raggiungono una performance buona, ossia tra 10,7 e 13,2 punti, pari all’1,2% del campione, mentre 5 città raggiungono una performance ottima, ossia tra 13,3 e 18,5 punti, pari allo 0,5% del campione, e infine nessuna città raggiunge una performance eccellente, ossia tra 18,6 e 27(30) punti.

  • Rispetto alle Risorse impegnate e Risultati ottenuti in alcuni elementi chiave, raggiungono una performance sufficiente, ossia tra 8 e 10,6 punti, ben 296 città, pari al 27,7% del campione; ulteriori 211 città raggiungono una performance buona, ossia tra 10,7 e 13,2 punti, pari al 19,7% del campione, mentre 127 città raggiungono una performance ottima, ossia tra 13,3 e 18,5 punti, pari all’11,9% del campione, e infine solo 11 città, Verrès (AO, 2.577), Moruzzo (UD, 2.480), Prato (PO, 194.223), Costigliole Saluzzo (CN, 3.314), Gravere (TO, 673), Amandola (FM, 3.443), Sarnonico (TN, 795), San Gillio (TO, 3.101), Savona (SV, 59.439), Cupramontana (AN, 4.507) e Casalciprano (CB, 501), raggiungono una performance eccellente, ossia tra 18,6 e 27 punti, pari all’1% del campione totale.

  • Rispetto all’Organizzazione delle strutture e i Servizi offerti al cittadino raggiungono una performance sufficiente, ossia tra 7,4 e 9,8 punti, 320 città, pari al 29,9% del campione; ulteriori 117 città raggiungono una performance buona, ossia tra 9,9 e 12,2 punti, pari al 10,9% del campione, mentre 47 città raggiungono una performance ottima, ossia tra 12,3 e 17,1 punti, pari al 4,4% del campione, e infine solo 5 città, Prato (PO, 194.223), San Giovanni in Persiceto (BO, 28.157), Verona (VR, 259.087), Collegno (TO, 49.539) e Napoli (NA, 948.850), raggiungono una performance eccellente, ossia tra 17,2 e 25 punti, pari allo 0,5% del campione totale.

  • Rispetto alle attività di Controllo ed alla sua organizzazione ed efficacia, raggiungono una performance sufficiente, ossia tra 7,4 e 9,8 punti, 77 città, pari al 7,2% del campione; ulteriori 44 città raggiungono una performance buona, ossia tra 9,9 e 12,2 punti, pari al 4,1% del campione, mentre 14 città raggiungono una performance ottima, ossia tra 12,3 e 17,1 punti, pari all’1,3% del campione, e infine una sola città, Cervia (RA, 28.555), arriva ad una performance eccellente, ossia tra 17,2 e 25 punti.

Il IX rapporto nazionale: Aziende sanitarie, dati per macroaree

La lettura dei risultati raggiunti nel 2019 nelle singole macro aree fa emergere ulteriori elementi utili in riferimento alle Aziende che, in ciascuna macro area, ha raggiunto una performance sufficiente.

Aziende sanitarie :

  • Rispetto alle Risorse impegnate ed ai Risultati ottenuti in alcuni elementi chiave, raggiungono una performance sufficiente, ossia tra 9,7 e 12,8 punti, 7 aziende sanitarie, pari al 15,2% del campione; ulteriori 4 aziende sanitarie raggiungono una performance buona, ossia tra 12,9 e 16 punti, pari al 8,7% del campione, mentre solo 3 aziende sanitarie, pari al 6,5% del campione, raggiungono una performance ottima, ossia tra 16,1 e 22,4 punti, e nessuna azienda arriva ad una performance eccellente, ossia tra 22,5 e 32 punti.

  • Rispetto all’Organizzazione delle strutture e i Servizi offerti al cittadino, raggiungono una performance sufficiente, ossia tra 9,1 e 12 punti, 7 aziende sanitarie, pari al 15,2% del campione; ulteriori 8 aziende sanitarie raggiungono una performance buona, ossia tra 12,1 e 15 punti, pari al 17,4% del campione, mentre 19 aziende sanitarie raggiungono una performance ottima, ossia tra 15,1 e 21 punti, pari al 32,6% del campione, e infine solo 3 aziende sanitarie, Azienda Sanitaria Alto Adige (500.000), ASL Toscana Centro (1.330.625) e ATS Città Metropolitana (Milano e Lodi, 3.464.423), arrivano ad una performance eccellente, ossia tra 21 e 30 punti, pari al 6,5% del campione.

  • Rispetto alle attività di Controllo ed alla sua organizzazione ed efficacia, raggiungono una performance sufficiente, ossia tra 12,1 e 16 punti, 11 aziende sanitarie, pari al 23,9% del campione; ulteriori 17 aziende sanitarie raggiungono una performance buona, ossia tra 16,1 e 20 punti, pari al 36,9% del campione, mentre solo 5 aziende sanitarie raggiungono una performance ottima, ossia tra 20,1 e 28 punti, pari al 10,9% del campione, e infine nessuna azienda sanitaria arriva ad una performance eccellente, ossia tra 28,1 e 40 punti.

L'VIII rapporto nazionale: Costi sostenuti dalle P. A.

Partiamo dai costi sostenuti, sulla base di quanto dichiarato da Amministrazioni comunali e Aziende sanitarie locali, per i servizi ai cittadini e gli amici a quattro zampe nel corso del 2018.

Amministrazioni comunali : la spesa pubblica dichiarata da 779 sulle 1.069 Amministrazioni comunali che hanno risposto in modo completo al questionario, corrispondenti a 13.283.524 cittadini, ammonta a 34.886.284,00 euro/anno nel 2019, con un costo medio di 2,63 euro/cittadino. Quindi la spesa stimata per tutte le 7.917 Amministrazioni comunali italiane (popolazione 59.641.488) equivale a 156.857.113,00 euro/anno 2019.

I cinque Comuni che dichiarano di spendere di più sono, in ordine decrescente, Francavilla in Sinni (PZ) 130,2 euro/cittadino, Ceriana (IM) 28,9, Serra de' Conti (AN) 27,1, Avigliano Umbro (TR) 25,5 e Montalbano Jonico (MT) 24,7.

I cinque Comuni che dichiarano di spendere meno sono Santo Stefano Ticino (MI) 0,028 euro/cittadino, Castel Campagnano (CE) 0,020, Riccò del Golfo di Spezia (SP) 0,004, Cervia (RA) 0,003 e Bariano (BG) 0,002.

Aziende sanitarie : la spesa dichiarata da 27 sulle 46 Aziende sanitarie che hanno risposto al questionario, corrispondenti a 20.156.239 cittadini, fornendo solo alcuni dei costi del settore sostenuti nel 2019, è per una somma di 16.737.059,00 euro/anno, con un costo medio di 1,2 euro/cittadino. Pertanto, basandosi su questo valore, la spesa di settore stimata, per il 2019, per tutte le Aziende sanitarie italiane (popolazione 59.641.488) è di 71.825.527,00 euro/anno.

La spesa pubblica italiana del settore, nel 2019, che è prevalentemente riferita alla “gestione” della popolazione canina nei contesti urbani, sostenuta da Amministrazioni comunali e Regioni tramite i Servizi veterinari delle Aziende sanitarie, al netto dei contenziosi (ad es.: incidenti stradali e/o danni all’allevamento causati da cani vaganti) e dei fondi statali, è stimabile in 228.682.640,00 euro, pari a 2,7 volte la somma impegnata in Italia per tutti i 24 Parchi nazionali italiani (85.000.000,00 euro, riparto 2019) oppure a 62 volte la somma impegnata in Italia per tutte le 27 Aree marine protette (3.708.745,90 euro, riparto anno 2019).

Il IX rapporto nazionale: Gestione canili

La gran parte degli attuali costi è assorbita nella gestione dei cani presso i canili rifugio, strutture indispensabili nel modello attuale, ma oggettivamente fallimentari rispetto ad obiettivi credibili tanto di benessere animale che di contenimento dei costi a carico delle pubbliche amministrazioni. Condiviso da tutti che sono e saranno sempre essenziali canili e gattili sanitari in numero adeguato e strettamente correlato alla popolazione umana, è possibile ripensare un modello che possa prevenire sino a giungere alla scomparsa dei canili rifugio? I numeri ed i costi di oggi dicono che l’impegno e la determinazione di cittadini e pubblica amministrazione per ottenerlo è ormai improcrastinabile.

Amministrazioni comunali – I Comuni dichiarano di spendere il 59,3% del bilancio destinato al settore per la gestione dei canili rifugio, ossia circa 93.016.268,00 di euro della spesa stimata per il 2019 sono stati destinati ai soli canili rifugio. Le Amministrazioni comunali dichiarano di gestire queste strutture in proprio nel 2,2% dei casi, tramite ditte o cooperative con appalto pubblico nel 21,7% dei casi e tramite Associazioni in convenzione nel 27,9% dei casi. Per il rimanente 48,2% dei casi non è dato sapere.

Aziende sanitarie locali – Nel caso delle Aziende sanitarie, per le quali è più incerta la stima dei costi effettivi sostenuti per la cosiddetta gestione “non sanitaria” dei canili sanitari, emerge che questa viene effettuata, con modalità integrate, in proprio nel 39,1% dei casi, tramite ditte o cooperative con appalto pubblico nel 50% dei casi e tramite Associazioni in convenzione o con bando nel 69,6% dei casi.

Il IX rapporto nazionale: Strutture dedicate agli animali d’affezione

Le Amministrazioni comunali unitamente alle Aziende sanitarie sono tenute ai controlli e al rilascio delle diverse autorizzazioni alle strutture e ai luoghi dedicati ai servizi agli animali d’affezione (e ai loro detentori/proprietari). Per intendersi, parliamo di canili, colonie feline, oasi feline, aree urbane per cani, pensioni per cani e gatti, campi di educazione e addestramento cani, allevamenti, ecc.. Vediamo cosa emerge dai dati rispetto a chi dichiara di sapere quante e dove siano nel territorio di competenza e fa i necessari controlli (che svolge primariamente una grande funzione preventiva).

Amministrazioni comunali - Emerge che poco più di 1/3 dei Comuni italiani dichiara di sapere quante siano, ossia il 37,4% per l’esattezza e, dai dati forniti, risulterebbero presenti almeno: 174 canili sanitari, 56 gattili sanitari, 226 canili rifugio, 73 oasi feline, 19.716 colonie feline, 1.053 aree urbane per cani, 211 pensioni per cani, 252 allevamenti di cani, 243 campi di educazione e addestramento cani.

Aziende sanitarie - Dai dati ricevuti emerge che il 93,5% delle aziende sanitarie dichiara di conoscerne in numeri e, nel territorio di loro competenza, risulterebbero complessivamente presenti: 175 canili sanitari su cui avrebbero effettuato 3.171 controlli nel 2019, 67 gattili sanitari su cui avrebbero effettuato 1.132 controlli, 307 canili rifugio su cui avrebbero effettuato 1.712 controlli, 37 oasi feline su cui avrebbero effettuato 26 controlli, 37.233 colonie feline su cui avrebbero effettuato 2.745 controlli, 615 aree urbane per cani su cui avrebbero effettuato 70 controlli, 519 pensioni per cani su cui avrebbero effettuato 268 controlli, 526 allevamenti di cani su cui avrebbero effettuato 276 controlli, 225 campi di educazione e addestramento cani su cui avrebbero effettuato 50 controlli e 385 altre tipologie di strutture su cui avrebbero effettuato 171 controlli.

Il IX rapporto nazionale: Colonie feline

Le corretta gestione delle colonie feline è uno degli elementi che facilita il buon rapporto con gli animali in città o che, al contrario, può ingenerare frequenti conflitti (con cani vaganti, per le cucciolate “in strada” in caso di mancata sterilizzazione, per questioni igienico-sanitarie legate alla presenza di cibo, ecc.). Va ricordato che il 100% dei contesti urbani ha gatti liberi più o meno “autorganizzati” in colonie: cosa sanno e cosa fanno Amministrazioni comunali e Aziende sanitarie al riguardo?

Amministrazioni comunali - Solo il 29,7% dei Comuni dichiara di monitorare le colonie feline presenti nel proprio territorio e da questi monitoraggi risulterebbero ben 16.650 colonie, con oltre 143.530 gatti e 8.881 cittadini impegnati (comunemente noti con l’appellativo di gattare/i). In numeri assoluti, in ordine decrescente, dichiarano: Napoli 1.973 colonie per 21.150 gatti e 1.130 gattare/i (1 gattaro ogni 18,7 gatti), Verona 1.447 colonie per 18.015 gatti per 300 gattare/i (1 gattaro ogni 60,1 gatti), Torino 1.157 colonie per 24.000 gatti e 1.700 gattare/i (1 gattaro ogni 14,1 gatti) e Ravenna 1.032 colonie per 5.000 gatti e 100 gattare/i (1 gattaro ogni 50 gatti). Invece, considerando i numeri relativi al numero dei cittadini residenti le Amministrazioni comunali che risultano più amanti dei gatti (registrati in anagrafe) sono: Samatzai (SU) con 1 gatto ogni 3 cittadini, Fontanellato (PR) con 1 gatto ogni 4,5 cittadini, Curno (BG) con 1 gatto ogni 5 cittadini, Gozzano (NO) con 1 gatto ogni 6,8 cittadini, Borgo Val di Taro (PR) con 1 gatto ogni 7,9 cittadini.

Aziende sanitarie locali – Solo il 76,1% delle Aziende sanitarie dichiara di monitorare le colonie feline presenti nel proprio territorio e da questi monitoraggi risulterebbero 22.977 colonie monitorate, mentre sono registrate ben 44.870 colonie per 234.791 gatti. In numeri assoluti, in ordine decrescente, dichiarano: ATS Città Metropolitana (Milano e Lodi) con 3.684 colonie per 28.343 gatti e 3.684 gattare/i, ASL Toscana Centro con 3.523 colonie per 20.000 gatti e 1.870 gattare/i, Area Vasta 2 con 3.352 colonie per 13.658 gatti e 3.100 gattare/i e Azienda Sanitaria Alto Adige con 2.005 colonie per 10.104 gatti e 1.954 gattare/i. Invece, confrontando i numeri relativi ai cittadini residenti le Aziende sanitarie che risultano più amanti dei gatti (registrati in anagrafe) sono: ATS Insubria (Varese e Como) con 1 gatto ogni 5 cittadini, AS Alto Adige con 1 gatto ogni 25 cittadini, ATS Brianza (Monza e Lecco) con 1 gatto ogni 35 cittadini, Area Vasta 1 con 1 gatto ogni 39 cittadini e AUSL Modena con 1 gatto ogni 42 cittadini.

Il IX rapporto nazionale: Anagrafe canina

L’anagrafe canina, unica anagrafe animale ad oggi obbligatoria per gli animali in città, è di competenza delle Aziende sanitarie, eccezion fatta per le regioni Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia dove i Comuni hanno, per legge regionale, obbligo di curare il mantenimento dell’anagrafe canina. È evidente che non siano differenti attitudini verso i cani dei cittadini nelle diverse regioni italiane a produrre la maggiore o minore presenza di animali iscritti in anagrafe canina quanto, soprattutto, un più completo lavoro di anagrafe canina a far emergere una proporzione diversa nei differenti territori. La conoscenza, sempre attualizzata, di numeri e distribuzione di cani nel territorio di competenza è una delle precondizioni essenziali sia per le Amministrazioni comunali che per le Aziende sanitarie per pianificare e programmare al meglio la pluralità di risposte e servizi necessari ai cittadini e ai loro amici. Compresi gli ovvi controlli per il rispetto di norme, regolamenti e ordinanze.

Amministrazioni comunali - Dall’indagine è emerso che solo 386 (il 36,1%) Comuni dichiarano di conoscere il numero complessivo dei cani iscritti in anagrafe canina presenti nel proprio territorio, pari a 1.060.205 cani, e 342 Comuni (il 32%) di conoscere il numero delle nuove iscrizioni avvenute nell’anno 2019, pari a 85.432 cani. In media, rispetto alle Amministrazioni comunali che hanno fornito il dato risulta 1 cane ogni 7,5 cittadini residenti. I dati di dettaglio, non dimenticando chi non ha proprio fornito alcun dato, mostrano però le differenze e il livello, talvolta infimo, di anagrafe canina ancor oggi attuata.

In negativo: Carnago (VA) con 1 cane ogni 6.645 residenti, Cisano Bergamasco (BG) con 1 cane ogni 6.261 residenti, Alzano Lombardo (BG) con 1 cane ogni 4.511 residenti, Capriate San Gervasio (BG) con 1 cane ogni 4.059 residenti, Annone Veneto (VE) con 1 cane ogni 3.814 residenti, Scanzorosciate (BG) con 1 cane ogni 3.289 residenti, Monte Roberto (AN) con 1 cane ogni 3.076 residenti, Ponte di Piave (TV) con 1 cane ogni 2.068 residenti. Tra i comuni capoluogo, Rieti con 1 cane ogni 98 residenti.

In positivo: Casteldelci (RN) con 2 cani per ogni residente, Bortigiadas (SS) e Arnad (AO) con più di 1 cane ogni residente, San Polo d’Enza (RE) con 1 cane ogni 1,1 residenti, Fossalto (CB), Morgongiori (OR) e Capo di Ponte (BS) con 1 cane ogni 1,4 residenti. Infine, la prima tra le città capoluogo è Novara con 1 cane ogni 1,8 cittadini.

Aziende sanitarie – E’ emerso che il 95,6% delle Aziende sanitarie dichiara di conoscere il numero complessivo dei cani iscritti in anagrafe canina nel proprio territorio, pari 4.079.153 cani, e l’91,3% di conoscere il numero delle nuove iscrizioni avvenute nell’anno 2019, pari a 297.188 cani. In media, rispetto alle Aziende sanitarie che hanno fornito il dato, risulta 1 cane ogni 6,7 cittadini residenti. I dati di dettaglio mostrano però le differenze e il livello, talvolta infimo, di anagrafe canina ancor oggi attuata.

In negativo: ASP PALERMO con 1 cane ogni 83 cittadini, ASREM con 1 cane ogni 59 cittadini, Area Vasta 3 con 1 cane ogni 57 cittadini, ASL Taranto con 1 cane ogni 44 cittadini, ATS Città Metropolitana (Milano e Lodi) con 1 cane ogni 23 cittadini.

In positivo: ATS Insubria (Varese e Como) con 1 cane per ogni cittadino, AUSL Modena, Area Vasta 1, AUSL Umbria n. 1 e ATS Brianza (Monza e Lecco) con 1 cane ogni 3 cittadini.

Il IX rapporto nazionale: Cani vaganti

I cani vaganti, siano essi padronali o randagi, coincidono con il principale elemento di conflittualità e sofferenza nell’ambito degli animali d’affezione ed il più significativo costo economico a carico della collettività. Ogni qual volta viene “preso in carico” un cane vagante quale risultato raggiungono i diversi territori italiani tra restituzioni ai proprietari, adozioni e/o reimmissioni come cani liberi controllati? Ossia, quanti ne rimangono a soffrire e a carico della collettività nei canili rifugio?

Amministrazioni comunali - In media, nei Comuni, nel 2019 ogni 5 cani catturati 4 hanno trovato felice soluzione tra restituiti ai proprietari, dati in adozione e/o reimmessi come cani liberi controllati, con un rapporto di 1:1,2. Anche in questo caso i dati di dettaglio dichiarati mostrano situazioni molto differenti.

In negativo: Parete (CE) su 39 cani presi in carico solo 1 ha trovato soluzione, San Nicola la Strada (CE) su 34 cani presi in carico solo 1 ha trovato soluzione, Santa Maria a Vico (CE) su 26 cani presi in carico solo 1 ha trovato soluzione, Mirabella Imbaccari (CT) su 20 cani presi in carico solo 1 ha trovato soluzione, Paceco (TP) su 12 cani presi in carico solo 1 ha trovato soluzione, Montalbano Jonico (MT) su 11 cani presi in carico solo 1 ha trovato soluzione.

In positivo: San Lazzaro di Savena (BO), Rapolla (PZ) e Acquedolci (ME) su 1 cane preso in carico hanno trovato soluzione a 10 cani, così come a Venegono Superiore (VA), Rapallo (GE) e Poggiomarino (NA) su 1 cane preso in carico hanno trovato soluzione a 5 cani.

Aziende sanitarie - In media, nelle Aziende sanitarie, nel 2019 ad ogni cane preso in carico è stata trovata felice soluzione ad un cane, tra restituiti ai proprietari, dati in adozione e/o reimmessi come cani liberi controllati, con un rapporto di 1:1. Anche in questo caso i dati di dettaglio dichiarati mostrano però situazioni molto differenti.

In negativo: ASL di Taranto dove su 795 cani presi in carico neanche 1 cane ha trovato positiva soluzione, ASP Enna su 7,4 cani presi in carico 1 ha trovato soluzione, ASL 2 Lanciano-Vasto-Chieti su 3 cani presi in carico 1 ha trovato soluzione, ATS Montagna (Sondrio, Valtellina e Valcamonica), ASL Napoli 3 Sud, ATS Pavia e ASL Asti su 2 cani presi in carico 1 ha trovato soluzione.

In positivo: Area Vasta 2 dove per 1 cane preso in carico hanno trovato soluzione a 5 cani, Area Vasta 3 dove per 1 cane preso in carico hanno trovato soluzione a 3 cani, Area Vasta 4, ASP Catania e AUSL Modena dove per 1 cane preso in carico hanno trovato soluzione a 2 cani.

Il IX rapporto nazionale: Cani liberi controllati

L’altro indicatore di una gestione pubblica meno onerosa, più partecipata (come avviene con i cittadini che partecipano alla cura delle colonie feline) e con un maggior grado di libertà per gli animali non padronali è la presenza dei cosiddetti cani di quartiere o liberi controllati. Indispensabile però una costruttiva condivisione di responsabilità e oneri tra Amministrazione comunale, Azienda sanitaria e cittadini incaricati al fine di una piena e positiva accettazione sociale, mentre scarsissime sono le possibilità di successo in assenza di un equilibrio tra il numero dei cani, il numero dei cittadini incaricati e la collocazione delle presenza in aree idonee, anche in termini di accettazione sociale, ad accogliere i cani.

Amministrazioni comunali - Tali esperienze sono presenti in 1 Comune su 11 (nell’8,9% dei casi) e benché vi siano similitudini con l’approccio di gestione delle colonie feline questo è un indicatore che manifesta una correlazione con la collocazione geografica delle Amministrazioni comunali. In generale, i Comuni che hanno dichiarato di avere cani liberi controllati sono nel 67,4% dei casi al Sud e Isole, nel 4,2% al Centro e nel 28,4% dei casi al Nord Italia. Sono stati dichiarati complessivamente 1.632 cani liberi controllati, con 281 cittadini specificamente impegnati. Al primo posto Napoli con 204 cani, Campobello di Mazara (TP) con 114 cani, Latina con 100 cani, Biancavilla (CT) con 80 cani, Rapolla (PZ) con 73 cani.

Aziende sanitarie – Anche le Aziende sanitarie confermano che tali esperienze sono presenti in circa un 1 territorio su 3 (nel 30,4% dei casi), 14 aziende dichiarano di conoscere i numeri dei cani reimmessi e 3 (il 6,5%) il numero dei cittadini incaricati.

Il IX rapporto nazionale: Controlli

Anche la regola migliore necessita di un adeguato e regolare controllo senza il quale dopo pochissimo tempo se ne vanifica praticamente del tutto l’efficacia, minando alla base la crescita civile di una comunità. Rispetto, ad esempio, alla mancata ottemperanza dell’anagrafe canina (sanzione dai 77,47 ai 232,41 euro) o alla raccolta degli escrementi canini (sanzione dai 50,00 ai 300,00 euro) i dati dichiarati per la registrazione in anagrafe da molti territori dà il polso della frequenza con cui si può imbattere in tale infrazione chi esercita i controlli, mentre nel secondo caso, prendendo ad esempio due grandi città, come Napoli e Roma, è esperienza diffusa tra i pedoni la frequenza e regolarità con cui incontrano la presenza di escrementi di cane sulla propria strada. Infine, sempre a proposito di sanzioni, in casi di maltrattamento di animali, le sanzioni penali vanno dai 5.000,00 fino ai 30.000,00 euro.

Amministrazioni comunali Poco più di 1 Comune su 3 (il 38,3%) ha effettuato specifici controlli e il 45,8% dichiara di aver dotato il proprio personale di lettore microchip (semplice ma indispensabile strumento per leggere la “targa” del cane, il microchip). Andando a vedere quanti sono i lettori di microchip che i Comuni dichiarano di aver dato in uso al personale ne risultano 784, ossia in media 1,6 per ciascuna delle 490 Amministrazioni comunali che li hanno dichiarati. Interessante è il numero dei controlli effettuati nel 2019, ben 27.844 in totale e l’importo delle somme recuperate attraverso le specifiche sanzioni amministrative emesse (3.588) ammontano, nel 2019, a 299.528,00 euro. Di queste somme ben il 56,6%, ossia 169.426,00 euro, sono state frutto di sanzioni elevate in sole otto città: Bari, Massa, Prato, Lucca, Cervia (RA), Livorno, Pordenone e Pesaro.

Aziende sanitarie – Quasi tutte le Aziende sanitarie dichiarano di intervenire per il rispetto delle regole e il contrasto del maltrattamento degli animali (84,8%) e praticamente quasi tutte dichiarano di aver fornito di lettori microchip il proprio personale (95,6%), per un numero complessivo di 759 lettori, ossia in media 13,9 lettori per le 44 aziende sanitarie che li hanno dichiarati. Ma i numeri dichiarati relativi alle sanzioni dicono altro: in totale 11.767 controlli effettuati nel 2019 e la somma di 233.935,00 euro di sanzioni, di cui ben il 78,5%, ossia 183.562,00 euro, frutto di sanzioni elevate in sole sette aziende: ATS Insubria (Varese e Como), ATS Brescia, ATS Val Padana (Cremona e Mantova), ATS Brianza (Monza e Lecco), ASL Toscana Centro, ASL Napoli 1 Centro e ASL Torino 3.

Il IX rapporto nazionale: Animali selvatici in difficoltà

Una situazione sempre più frequente riguarda il ritrovamento da parte dei cittadini di animali selvatici in difficoltà, feriti o debilitati o abbandonati, ad esempio dal rondone caduto dal nido, alla testuggine o all’iguana abbandonate da qualche scriteriato, ma il cittadino che chiama l’Ufficio comunale e/o l’Azienda sanitaria competente avrà indicazioni sul da fare e/o vi sarà il loro intervento?

Amministrazioni comunali In poco più di 1 Comune su 2 (il 54,2% dei casi) riceveremo informazioni su a chi rivolgersi e, nello specifico, le risposte, spesso plurime, rinvieranno nel 54% dei casi ai Servizi veterinari delle Aziende sanitarie, nel 40,4% alla Polizia municipale, nel 32,3% al Carabinieri Forestali o ai Corpi forestali regionali, nel 25,3% alle Associazioni di protezione degli animali, nel 19,1% alla Polizia Provinciale, nel 6,3% ai Vigili del Fuoco, nel 5,7% dei casi ad una ditta privata. I contatti per chiamare un Centro per il recupero degli animali selvatici li fornisce poco più di 1 Amministrazione comunale su 7 (nell’14,3% dei casi), sapendo dare risposta nel 14% dei casi di ritrovamento di un uccello ferito, nel 8,8% dei casi di ritrovamento di un mammifero ferito, nel 2,4% dei casi di ritrovamento di un animale marino o di un rettile ferito, nell’1% dei casi di ritrovamento di animale esotico ferito.

Aziende sanitarie – Nel caso delle Aziende sanitarie più della metà da risposta (il 54,3% dei casi) dichiarando di intervenire con proprio personale e, chi lo fa, ha registrato interventi diretti su 4.587 animali selvatici nel corso del 2019. Le Aziende sanitarie rinviano nel 69,6% dei casi ai Carabinieri Forestali o ai Corpi forestali regionali, nel 67,4% alla Polizia provinciale, nel 45,6% alla Polizia municipale, nel 43,5% alle Associazioni di protezione degli animali, nel 34,8% ai Vigili del Fuoco e nel 19,6% ad una ditta privata. Dichiara di gestire direttamente o di avere contatto con un Centro per il recupero degli animali selvatici 1 Azienda sanitaria su 2 (il 52,2%), sapendo dare i riferimenti nel 50% dei casi di ritrovamento di un uccello ferito, nel 43,5% dei casi di ritrovamento di un mammifero ferito, nel 21,7% dei casi di ritrovamento di un animale marino e nel 17,4% di un animale esotico. Solo l’8,7% delle Aziende sanitarie dichiara di conoscere i dati sanitari degli animali ricoverati presso i Centri di recupero, risultando loro il ricovero in tali centri di ben 4.847 animali selvatici nel corso del 2019.

Il IX rapporto nazionale: Biodiversità urbana

Ancora inferiore risulta il livello di conoscenza della biodiversità animale che abita sempre più spesso i territori urbanizzati, importante tanto quanto valore naturale da promuovere che come nuove esigenze, anche sanitarie, con cui correttamente convivere. Questa conoscenza è inoltre la necessaria premessa per le migliori azioni di prevenzione al fine di ridurre conflitti e danni, anche in termini di zoonosi, che sono di gran lunga molto più costosi e dolorosi se non prevenuti. Ad esempio, salverebbe molte vite umane conoscere dove è più opportuno realizzare un sovra o sottopasso stradale al fine di evitare o ridurre drasticamente il rischio di incidenti automobilistici con animali selvatici e/o vaganti.

Amministrazioni comunali In generale solo il 6% dei Comuni ha una mappatura delle specie animali presenti, avendo svolto, nel proprio territorio, studi nel 5,9% dei casi su avifauna, nel 2,7% dei casi su mammalofauna, nell’1,9% dei casi su entomofauna, nel 1,6% dei casi su erpetofauna e nell’1,2% dei casi su fauna alloctona o esotica. Meno di 1 Comune su 10 mette in atto azioni di prevenzione nell’9,4% dei casi facendo interventi con metodi ecologici, approvando misure nei regolamenti edilizi e realizzando infrastrutture ad hoc per evitare incidenti stradali nel 4,5% dei casi.

Aziende sanitarie – In generale oltre 1 Azienda sanitaria su 2 monitora per gli aspetti sanitari le specie animali sinantrope (il 65,2% dei casi), e quando avviene riguarda nel 65% dei casi l’avifauna stanziale e nel 52,2% dei casi l’avifauna migratrice, nel 41,3% l’entomofauna, nel 30,4% dei casi la mammalofauna, nell’8,7% dei casi specie alloctone o esotiche e nel 4,4% l’erpetofauna. Le Aziende sanitarie vengono coinvolte dalle Amministrazioni comunali nella stesura di interventi per prevenire problematiche con le specie sinantrope nel 45,6% dei casi e, quando ciò avviene, riguarda l’attuazione di metodi ecologici e la prevenzione di zoonosi nel 32,6% dei casi e solo nel 13% dei casi nell’approvazione di misure specifiche nei regolamenti edilizi.

Il IX rapporto nazionale: Aree cani

Chi possiede cani e abita in città, medie o grandi, quante opportunità ha di trovare spazi aperti dedicati, curati, facilmente raggiungibili, dove poter trascorrere in sicurezza e tranquillità le quotidiane e ripetute uscite con il proprio amico a quattro zampe?

Amministrazioni comunali Il 24,2% dei Comuni ha dichiarato di avere spazi aperti dedicati agli animali d’affezione, complessivamente 1.053 aree dedicate ai cani, in media uno spazio dedicato ogni 9.699 cittadini residenti. Anche in questo caso i dati di dettaglio mostrano una realtà assai differenziata.

In negativo: Reggio di Calabria dove risulta 1 area cani per tutti i 174,885 cittadini, Bari con una ogni 157.642 cittadini, Taranto una per 95.525 e Napoli con una ogni 79.071.

In positivo: Belgirate (VB)dove è stata realizzata 1 area cani per i 502 residenti, così a Sellia (CZ) per i 512 cittadini, Fresonara (AL) per i 649 cittadini e Fombio (LO) con 3 aree cani una ogni 773 residenti. Tra i capoluoghi, Siena che avendone realizzate 23 offre un’area cani ogni 2.361 cittadini.

Il IX rapporto nazionale: Regolamenti e Ordinanze

Le regole sono importanti per la corretta e serena convivenza e, considerato l’importante numero di animali d’affezione che oggi abita e vive in città, le conseguenti nuove e numerose esigenze dei cittadini che con essi si muovono, l’avvicinarsi in cerca di cibo e rifugio degli animali selvatici alle periferie di molte città, è necessario che le Amministrazioni comunali le regolamentino al meglio. Ma avviene?

Amministrazioni comunali Il 35% dei Comuni dichiara di avere un regolamento per la corretta detenzione degli animali in città, mentre in relazione all’accesso ai locali pubblici e negli uffici in compagnia dei propri amici a quattro zampe è regolamentato in poco più di 1 Comune su 10 (nel 11% dei casi). I Comuni costieri che hanno regolamentato l’accesso alle spiagge sono ancora il 14,9% e pochi anche i Comuni che hanno adottato un regolamento per facilitare cremazione, inumazione e tumulazione ossia il dopo fine vita dei milioni di nostri amici a quattro zampe, solo il 6% lo ha fatto. Il 10,6% dei Comuni ha regolamentato arrivo e sosta di spettacoli con animali, mentre poche sono le amministrazioni che dichiarano di aver regolamentato botti e fuchi di artificio, il 4,3%. Un problema che si sta prepotentemente e sempre più affacciando dalla campagna in città e nei territori periurbani è l’utilizzo illegale di esche o bocconi avvelenati, contro cui anche un apposito regolamento che affronti le particolari situazioni locali può essere un importante elemento deterrente, ma poco più di 1 Comune su 13 lo ha adottato (il 7,8% dei casi). Poche sono le Amministrazioni comunali che hanno approvato regolamenti per facilitare con agevolazioni fiscali o sostegni le adozioni dai canili, solo il 6% lo ha fatto. Ancor meno sono quei Comuni che, al fine di controllare l’andamento demografico della popolazione canina e felina, hanno adottato un regolamento (solo il 3%) per facilitare, con agevolazioni fiscali o sostegni economici la sterilizzazione, o contrastare, con oneri fiscali, chi detiene riproduttori e cucciolate, mettendo un freno all’attuale, incontrollata, popolazione riproduttiva canina e felina. In tabella sono riportate, riepilogativamente, le percentuali delle Amministrazioni comunali che hanno dichiarato di essere dotate di regolamenti e ordinanze per i principali aspetti relativi alla migliore gestione degli animali d’affezione.

Tematica Regolamento % Ordinanza %
Corretta detenzione 375 35,1 169 15,8
Accesso in spiaggia 14 14,9 26 27,6
Accesso uffici e locali pubblici 118 11 14 1,3
Spettacoli con animali e circhi 113 10,6 9 0,8
Esche avvelenate 83 7,8 9 0,8
Cremazione e sepoltura 65 6,1 1 0,01
Agevolazioni per adozione 64 6 15 1,4
Botti e fuochi d'artificio 46 4,3 71 6,6
Agevolazioni per sterilizzazione 33 3,1 12 1,1

Tabella 7, Amministrazioni comunali “Regole”, Fonte Legambiente, IX rapporto nazionale Animali in Città

L'VIII rapporto nazionale: Controllo demografico canino e felino

Le popolazioni di cani e gatti sono state lasciate crescere in Italia, nel corso degli ultimi 30 anni, senza alcuna pianificazione e programmazione e, a seconda delle diverse stime esistenti, risultano triplicate o quadruplicate. Da alcuni milioni di animali siano giunti ad alcune decine di milioni di animali presenti nelle case degli italiani. E negli ultimi anni si è affacciato prepotentemente anche il mercato illegale dei cuccioli di razza provenienti da Paesi con minori tutele e garanzie per la salute e il benessere degli animali.

Ciò è il frutto dell’assenza di una politica attiva di prevenzione tramite un’efficace anagrafe e un altrettanto efficace controllo preventivo delle nascite, che si sia posta obiettivi coerenti con la popolazione umana di riferimento, l’aspettativa media di vita, in ambito familiare, delle specie animali che entrano quali nuovi componenti dei nuclei familiari, le loro esigenze etologiche e le oggettive, molteplici, condizioni urbanistiche presenti in Italia. Ci si è limitati ad osservare passivamente l’evoluzione del fenomeno nelle modalità e condizioni indipendenti con cui andava via via manifestandosi.

Diversi segnali e dati indicano che nella medesima direzione si stiano oggi avviando anche ulteriori specie animali (roditori, rettili, uccelli, invertebrati), purtroppo non soltanto domestiche bensì spesso selvatiche, alle quali stiamo assegnando, indipendentemente dalle loro esigenze etologiche e spaziali, la funzione di animali da “appartamento”. Anche in questi casi si presenta l’assenza di una strategia pubblica preventiva che disegni scenari credibili per i prossimi decenni e assuma scelte che riducano le sofferenze animali e le ricadute negative su aspetti sanitari, sociali ed economici.

Urge una strategia complessiva che, d’intesa tra Istituzioni pubbliche e private, metta a frutto le professionalità presenti, recuperi il ritardo accumulato con cani e gatti e affronti preventivamente (ormai, forse, in corso d’opera) anche per le altre specie “da compagnia” il tema dell’anagrafe e del controllo demografico di tali popolazioni animali. Non va assolutamente dimenticato o sottovalutato che molte specie animali, quelle selvatiche in particolare, loro malgrado, sono chiamate a vivere in contesti artificiali dove le criticità emergono in pochissimo tempo, producendo enormi sofferenze animali e costi sanitari, sociali ed economici crescenti.

Aziende sanitarie locali – La metà delle Aziende sanitarie, il 50% del campione, dichiara di effettuare azioni di prevenzione del randagismo canino tramite sterilizzazione delle popolazioni, padronali e non padronali, di cani e gatti. I numeri riferiti al 2019 dicono di 11.606 cani e 29.277 gatti, entrambi non padronali, complessivamente sterilizzati. Numeri del tutto insufficienti per una seria politica di controllo demografico, in particolar modo se confrontati con il numero dei cani dichiarati entrati, nel 2019, nei canili sanitari (41.233), meno se confrontati con il numero dei gatti dichiarati entrati, sempre nel 2019, nei gattili sanitari (12.579) e presenti nelle colonie feline (234.791). Nello stesso periodo il “contributo” alla sterilizzazione dichiarato dalle Aziende sanitarie verso gli animali padronali, rimane irrisorio, avendo riguardato soltanto 19 cani padronali e 819 gatti padronali.

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